Il Santo Graal nell'immondizia

Le incredibili esperienze oniriche di un seguace delle teorie "alternative", vittima delle proprie convinzioni e della pessima gestione dei rifiuti condominiali.

Il Santo Graal nell'immondizia

Dopo aver finito di cenare, Luca gettò gli avanzi in un sacchetto e uscì per gettarlo in un cestino lungo la via principale. Si affrettò quindi a rientrare, poiché su "Teleracconto TV" stava iniziando la sua trasmissione preferita: Ai confini della storia.
La puzza che proveniva dal cortile condominiale impregnava l'aria. Andava avanti così da diversi giorni, poiché nessuno passava a ritirare la spazzatura e a cambiare i sacchi. Anche tenendo le finestre chiuse, il lezzo riusciva a infiltrarsi in casa e a tormentare le narici di Luca che, malgrado ciò, seguiva attentamente la televisione.

Condotta da Gilberto Robbio, la trasmissione trattava di misteri, leggende, eventi insoliti e inspiegabili avvenuti nel passato. Il presentatore era un tipo di mezza età, con una certa autorevolezza datagli dagli occhiali squadrati e l’aria da professore del liceo. Ogni puntata di Ai confini della storia era dedicata a un particolare periodo o personaggio storico; inutile aggiungere che gli eventi misteriosi di cui si parlava erano considerati, dalla storiografia ufficiale, null'altro che pura invenzione.
Stavolta la serata era interamente dedicata ai Templari, un argomento di cui Luca era maniacalmente appassionato. Si era documentato su ogni leggenda che li riguardasse, interessandosi in particolare a quella sul favoloso tesoro templare; si narrava infatti che i cavalieri avessero ritrovato, durante la loro permanenza in Terrasanta, la reliquia più sacra di tutte: il Santo Graal.

La trasmissione raccontò la storia dell'ordine templare dalla sua fondazione fino all'ultimo periodo; le enormi ricchezze che i "Poveri Cavalieri di Cristo"[1] avevano accumulato grazie alla loro attività di banchieri li avevano resi potentissimi. In particolare nel Regno di Francia, dove il loro più illustre debitore era nientemeno che il re Filippo il Bello. Costui escogitò un complotto per liberarsi della loro influenza; tramite l'inganno, i Templari furono catturati, accusati di eresia e costretti a confessare sotto tortura; il loro ordine fu soppresso e l’ultimo Gran Maestro, Jacques De Molay, venne arso sul rogo. Il re si appropriò in tal modo di gran parte del loro patrimonio. Eppure, tra i beni incamerati dalla monarchia francese, il Santo Graal non c'era...
Se la potenza raggiunta dall'ordine aveva attirato invidie e risentimenti, diceva Robbio, era strano che i cavalieri non avessero pensato a come salvare il tesoro. Soprattutto se questo conteneva una reliquia così importante!

Ai confini della storia non contemplava affatto che il Graal potesse essere un'invenzione. Cercava piuttosto delle prove per sostenere che i cavalieri superstiti lo avessero nascosto da qualche parte.
La persecuzione contro i Templari non avvenne in tutta Europa allo stesso modo; ci furono anche sovrani che accolsero i cavalieri in fuga dalla Francia e li aiutarono a integrarsi in altri ordini cavallereschi esistenti, oppure ne fondarono di nuovi apposta per loro. Per esempio in Scozia, dove i fuggiaschi furono accolti senza alcuna riserva dal re Roberto I.
E, argomentava Robbio, una parte del tesoro templare avrebbe potuto in tal modo essere portata in salvo e nascosta dai fuggiaschi. Nella Cappella di Rosslyn, nei pressi di Edimburgo, una leggenda narra infatti che si trovi nascosto il Santo Graal, anche se finora nessuno è mai stato in grado di trovarlo.

Luca seguiva la puntata con attenzione, dimenticandosi del fetore che si sprigionava dai rifiuti in decomposizione. In TV scorrevano le immagini di Rosslyn, mentre si raccontava delle misteriose decorazioni della cappella; si ipotizzava che queste nascondessero un codice il quale, correttamente interpretato, avrebbe svelato il nascondiglio del Graal. Ovviamente la cappella era la meta preferita di moderni cercatori di tesori; Indiana Jones della domenica, che andavano tastando dappertutto le colonne alla ricerca di qualche meccanismo segreto.
A un certo punto della trasmissione, il presentatore pose la fatidica domanda: “Ma che cos'è il Santo Graal?"

Questo era il punto che a Luca interessava di più; esistevano diverse teorie, che furono prese in esame e discusse come in un talk show. Ai sostenitori della visione tradizionalista, che lo voleva essere il recipiente dove Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue di Gesù, si contrapponevano quelli delle tesi più originali. Questi ultimi pensavano che il Graal fosse addirittura un artefatto extraterrestre.
A rendere accesa la discussione in studio era il fatto che, nella letteratura medievale, il Graal non fosse definito in modo univoco. Nel poema Perceval ou le conte du Graal, di Cretien De Troyes, non viene descritto l'oggetto; mentre nel Parzival, di Wolfram Von Eschenbach, il Graal non è una coppa, bensì una pietra magica.
In studio furono proposte anche le interviste rilasciate da due famosi scrittori, ciascuno dei quali sosteneva a spada tratta una delle due versioni, pur essendo entrambi assolutamente d'accordo sull'esistenza del mitico artefatto.
Secondo il sostenitore della teoria extraterrestre, l’autore americano Benjamin Down, la storia della coppa (o del piatto) in cui sarebbe stato raccolto il sangue di Gesù era da ritenersi una mera leggenda medievale. Tale idea, diceva, si sarebbe affermata a partire dal XIII secolo, un periodo in cui l'Europa era letteralmente invasa da reliquie di ogni sorta, provenienti dalla Terrasanta o fabbricate di sana pianta dai ciarlatani che sfruttavano la credulità popolare...

La puntata si concluse infine senza convalidare o smentire alcuna di queste teorie. Robbio terminò il programma con una frase a effetto: “Qualunque cosa fosse il Graal, doveva essere molto importante per i Templari, addirittura più importante di qualunque altro tesoro".
Mentre si coricava, Luca rifletteva sull'unica cosa certa riguardante il Graal, cioè che avrebbe potuto essere qualsiasi cosa; la mitologia celtica si fondeva infatti con la religione cristiana e, in seguito, con la New Age. Prendendo in considerazione le teorie sull'origine extraterrestre, tutto appariva ancora più complicato.
Il sospetto che fosse solo un mito non lo sfiorava minimamente, convinto com'era dell'esistenza del mitico artefatto.
In lingua francoprovenzale il termine Graal indica un recipiente per bevande. In francese Saint Graal altro non è che la corruzione di sang real, sangue reale, inteso come sangue di Gesù. Perciò il nome dell'artefatto poteva riferirsi tanto al contenitore che al contenuto.

Luca ebbe un'intuizione: non era importante stabilire esattamente cosa fosse il Graal, ma capire cosa esso significasse per i Templari!
Poiché questi erano un ordine cavalleresco-religioso cristiano, si poteva ipotizzare che, per loro, il Graal fosse legato indissolubilmente alla leggenda sul sangue di Gesù. Un cavaliere cristiano che, giunto in Terrasanta, si fosse messo alla ricerca della massima reliquia, non si sarebbe interessato per nulla ad oggetti di origine aliena. Avrebbe invece cercato un contenitore adatto a raccogliere il sacro sangue. Luca fu orgoglioso di questa intuizione, che sembrava già stare in piedi da sola. Però questo ragionamento andava approfondito; che tipo di contenitore era il Graal? Una coppa? Un piatto? O magari un bacile, come il "Sacro Catino" del Duomo di Genova?
Con questi pensieri per la testa, si addormentò.

Mentre percorreva al galoppo le ultime miglia che lo separavano da Parigi, il novizio templare Arnaud era eccitato come una donzella. Ancora non credeva alla fortuna che gli era toccata; pur essendo solo un giovane novizio, presto avrebbe avuto l'onore di incontrare il Gran Maestro dell'ordine. Rammentava l'emozione che aveva provato quando, nella commenda[2] dove viveva, sperduta nelle campagne, gli era stato annunciato di recarsi a Parigi per consegnare al Gran Maestro la risposta a un messaggio giunto tempo prima. Era la sua prima missione.
Finalmente abbandonava la monotonia della vita da novizio, scandita dagli esercizi d'arme e dalla preghiera, per recarsi nella più grande città del regno, al cospetto della massima autorità del suo ordine.

Controllò che il messaggio da consegnare si trovasse al suo posto, nella borsa da sella. Le sue dita trovarono l'astuccio che conteneva la pergamena sigillata con la ceralacca; gli era stato intimato di non provare a rompere i sigilli e leggere il messaggio, così come non doveva consegnarlo a nessun'altro che non fosse il Gran Maestro in persona. Quest'ultimo pensiero lo faceva un po' preoccupare. Meccanicamente portò la mano destra sull'elsa della spada, ritrovando la sicurezza. Mentre il sole stava calando le mura di Parigi già si intravedevano all'orizzonte. Arnaud spronò ancor di più il suo cavallo. Forse ce l'avrebbe fatta a raggiungere la città prima di sera.
Soltanto quando giunse nei pressi del Quartiere del Tempio, dove sorgeva una grande casa dell'ordine, rallentò l'andatura del suo destriero. La sede principale dei Templari a Parigi era costituita da un grosso edificio a forma di torre e da una chiesa, protetti da mura merlate. Già era buio quando si fermò davanti a una porta sorvegliata e scese da cavallo. Le guardie sollevarono le torce per vederlo meglio, chiedendogli chi fosse e da dove venisse. Arnaud si identificò e mostrò il simbolo della sua commenda. Aprirono la porta e lo fecero entrare.

Nel cortile affidò il cavallo a un palafreniere e proseguì a piedi verso la torre, accompagnato da uno dei guardiani. Questo lo lasciò ad attendere all'interno di una grande sala, decorata con arazzi e trofei d'armi, mentre lo andava ad annunciare al Gran Maestro Jacques De Molay.
Poco dopo sentì arrivare qualcuno. Col che cuore batteva a più non posso per l'emozione, si voltò e vide il Gran Maestro in persona!
Arnaud si inginocchiò in segno di rispetto e gli porse il messaggio. De Molay ruppe il sigillo, srotolò la pergamena e lesse ciò che vi era scritto, poi fece cenno al giovane cavaliere di seguirlo.
Lo condusse in una stanza più piccola, dove si trovavano un tavolo e delle sedie. Quando furono entrambi seduti, il Gran Maestro, che fino ad allora si era espresso solo a cenni, si decise a parlare:

-Come ti chiami novizio?
-Il mio nome è Arnaud, mio signore.
-Molto bene Arnaud, tu di certo saprai chi sono io, quindi non c'è bisogno di ulteriori presentazioni. Sono sicuro che non avevi idea dell'importanza del messaggio che hai consegnato, ma nonostante questo hai obbedito agli ordini e resistito alla tua curiosità, cavalcando velocemente per consegnarcelo. Te ne siamo grati, la tua commenda sarà informata che hai svolto bene il tuo compito.

Prese una brocca e ne versò il contenuto, un vino dal colore scurissimo, in due coppe di metallo. Poi ne porse una al giovane:

-Ecco, bevi un po' del nostro vino migliore. Proviene da una delle nostre commende del sud. Rilassa le membra e scioglie la lingua. Bevi.

Arnaud bevve un lungo sorso, e già si sentì inebriare dagli spiriti del vino.

-Ora novizio, dimmi un po' di te.

Gli raccontò di come era entrato nell'ordine; figlio secondogenito di un piccolo feudatario, fin da bambino Arnaud sapeva che gli averi di suo padre sarebbero spettati al fratello maggiore Albert, mentre egli avrebbe dovuto intraprendere la carriera ecclesiastica. La cosa tuttavia non gli era mai andata a genio; egli voleva essere cavaliere e combattere contro i nemici della cristianità. Suo padre si era convinto a cambiare idea sul futuro del figlio, dopo averlo visto battersi contro avversari immaginari, brandendo la spada presa di nascosto al fratello. Grazie ad alcune conoscenze del padre nell'ordine templare, era quindi approdato alla commenda dove ora prestava servizio.

-Bene, una storia interessante. Ma dimmi, Arnaud, secondo te qual è lo scopo dell'esistenza dell'ordine templare? Non ti chiedo di rispondermi come ti è stato insegnato, ma secondo il tuo giudizio personale.

Arnaud esitò un attimo, poi esordì:

-Lo scopo della nostra esistenza è la liberazione del santo sepolcro e della Terrasanta!

De Molay sorrise e disse:

-Certo, quello era il nostro scopo all'epoca in cui venne fondato l'ordine. Ma ora i saraceni hanno riconquistato le terre da cui li cacciammo a quei tempi. Organizzare una crociata è un'impresa che non interessa più a nessuno. Tuttavia esiste un piccolo pezzetto di Terrasanta che i saraceni non sono riusciti a strapparci. Un pezzetto estremamente prezioso che noi templari ci siamo portati dietro prima di abbandonare quelle terre, qualcosa di tanto importante che necessita della costante protezione da parte di fedeli cavalieri. Questo è ora lo scopo della nostra esistenza.
-Mio signore, temo di non aver compreso quello di cui mi state parlando; volete forse dire che le navi templari hanno trasportato in Francia un pezzo del Regno di Gerusalemme?

Arnaud aveva sentito già parlare della leggendaria grandezza e potenza della flotta templare e per un attimo provò a immaginarsi mille e più galere dell'ordine che portavano a rimorchio, dopo averlo assicurato con possenti funi, un intero feudo con tanto di case, palazzi, montagne e sudditi.

-Naturalmente no, la nostra flotta è potente ma non può compiere un'impresa del genere. Però è stata in grado di portare qui un oggetto che non è parte di questo mondo. E' una cosa difficile da comprendere, per questo ho deciso di mostrartelo.
Molti cavalieri ormai non credono più nell'ordine e pensano solo ad arricchirsi. Ma il tuo cuore è ancora puro e, prima che il mondo inizi a corromperti, è giusto che tu veda qual è lo scopo della nostra esistenza.

De Molay condusse il novizio in un lungo corridoio, fino a una pesante porta rinforzata. Un tenue chiarore illuminava il corridoio, sprigionandosi proprio dallo stipite della porta. Il Gran Maestro aprì la porta e il corridoio fu letteralmente inondato di luce, una luce come Arnaud non ne aveva mai viste;

-Entra e osserva quello che noi proteggiamo, la reliquia più santa e venerata!

Sebbene la luce fosse fortissima, non era abbagliante. Riusciva infatti a distinguere i dettagli della stanza. C'era qualcosa che si trovava su di una colonna posizionata al centro di essa. Era quella l'origine di un tale bagliore? Esitò per un attimo, poi oltrepassò la soglia, col cuore che gli batteva all'impazzata mentre si avvicinava al misterioso oggetto...

Luca si svegliò di soprassalto, con la testa piena di confuse immagini oniriche. Cercò di rimetterle in ordine, compito assai arduo con i sogni, che cercano sempre di farsi dimenticare.
Tra le teorie a cui credeva, vi era quella che affermava fosse possibile rivivere in sogno le esperienze accadute ai propri antenati. Si può ben capire il suo stato di eccitazione nello scoprire di aver avuto un antenato templare!
Ma cosa aveva visto esattamente, una volta entrato in quella stanza? Questo non riusciva proprio a ricordarlo. Meditò sul fatto che, tramite ipnosi, avrebbe potuto recuperare chissà quali ricordi; questa prospettiva lo solleticava e intimoriva al tempo stesso, mentre col piede, a tentoni, cercava una ciabatta. Si alzò e andò a darsi una rinfrescata.

Fuori c'era vento e, almeno per il momento, il cattivo odore era stato spazzato via. Ma si trattava di una tregua momentanea; qualcuno avrebbe dovuto prima o poi decidersi a scrivere all'amministratore.
Sotto la doccia cercò di ripensare alle idee della sera prima; quale poteva essere la forma reale del Graal? Prima di addormentarsi aveva avuto una specie di intuizione, che non aveva ancora delineato completamente. Finora, tra gli oggetti considerati possibili Graal, si erano avuti coppe, catini e piatti; tutti erano realizzati in metalli preziosi e decorati con gemme splendenti. Ma non era assurdo pensare che Giuseppe di Arimatea avesse con se un oggetto di quel tipo per raccogliere il sangue di Gesù? Era invece molto più plausibile che lo avesse raccolto con un recipiente di fortuna trovato sul posto.
Per quale motivo, tra le numerose reliquie sparse per l'Europa, non si vede neanche un oggetto di uso quotidiano e d'umile fabbricazione? Questa era proprio una questione degna di essere dibattuta nella rubrica di Ai confini della storia dedicata alle lettere dei telespettatori. Luca decise quindi di scrivere alla trasmissione e di esporre il suo dubbio, nella speranza che qualcuno potesse trovare una risposta.
Purtroppo ebbe un'amara sorpresa nel constatare che la redazione si era tenuta indietro con le tecnologie; non era possibile inviare una e-mail, ma solo spedire una lettera al loro indirizzo postale. Senza perdersi d'animo, prese carta e penna e incominciò a buttar giù una bozza. Non scriveva una vera lettera da molto tempo e si era dimenticato di quanto potesse essere difficile scrivere senza un word processor. Ben presto, correggendo errori qua e là, finì per riempire il foglio di scarabocchi. Spazientito, lo appallottolò e gettò via, prendendone uno nuovo per ricominciare a scrivere.

Mentre scriveva, ebbe una nuova intuizione: il secchio! Ecco un possibile candidato al ruolo di Santo Graal, un oggetto che poteva trovarsi sul luogo della crocifissione di Gesù. Infatti i secchi servivano per portare l'acqua da dare ai condannati, per prolungare la loro terribile agonia. Giuseppe di Arimatea avrebbe benissimo potuto utilizzare un secchio per raccogliere il sangue di Gesù! Questa era sicuramente un'altra cosa da scrivere nella sua lettera.
Ora il vento era cessato, e la puzza stava ricominciando a farsi sentire, dapprima con un lieve retrogusto pungente nell'aria, poi con un lezzo irrespirabile.
Luca riprese a scrivere sul nuovo foglio con rinnovata ispirazione, ma l'odore gli impediva di concentrarsi. La voglia di scrivere lo abbandonò e decise di riprovare più tardi; gettò anche il secondo foglio nel cestino e si sdraiò sul letto per riposare un po' e riordinare le idee.

La fresca sera primaverile lasciò il posto a una splendida notte stellata. La luna era in fase crescente e se ne intravedeva appena un piccolissimo spicchio, la cui tenue luminosità non ostacolava l'osservazione degli altri astri.
Erano le notti come quella che Mordechai preferiva; sdraiato sul tetto piatto della sua casa in mattoni d'argilla, passava il tempo a guardare le stelle. Col tempo aveva imparato a riconoscere le varie costellazioni e il modo in cui cambiavano posizione a seconda del periodo dell'anno. Pur essendo egli un adoratore del vero Dio d'Israele, che degli astri era il creatore, non aveva difficoltà a capire come, per altri popoli, questi fossero considerati divinità. Sapeva che presso le nazioni pagane vi erano addirittura dei dotti che scrutavano il cielo dalla cima di alti edifici, cercando di interpretare il volere dei loro dei. I più pragmatici popoli costieri invece utilizzavano le stelle per navigare, riuscendo a compiere intere traversate in mare aperto; grazie alla posizione degli astri erano in grado di capire verso quale direzione orientare le occhiute prue delle loro navi.
Mordechai non era né un dotto né un navigatore, bensì un semplice pastore. Ogni mattina portava il piccolo gregge di suo padre a brucare le sterpaglie che crescevano sulle colline ai bordi della valle, riconducendolo a casa verso sera. Era un'occupazione noiosa, ma gli lasciava molto tempo per pensare. Spesso condivideva questi suoi pensieri col suo fratello maggiore Aharon, che però non aveva il minimo interesse per gli astri e lo prendeva sempre in giro, chiamandolo "Mordechai il Mago"[3], anche davanti ai suoi genitori.
L'unica che sembrava apprezzare questa sua passione era Miriam, la figlia dei loro vicini, che talvolta gli faceva compagnia durante le sue osservazioni del cielo notturno. Ultimamente il ragazzo provava una strana sensazione quando si trovava con lei; Miriam si sdraiava al suoi fianco per guardare il cielo e, quando girava la testa verso di lui, per domandare qualcosa su una stella appena osservata, egli si sentiva sfiorare il volto dalla riccia chioma della fanciulla. Allora Mordechai arrossiva, senza capire bene perché; stava un attimo in silenzio, poi le rispondeva. Avrebbe voluto chiederle se poteva carezzare quei riccioli stupendi, che erano una moltitudine come le stelle; lo frenava tuttavia la paura di fare la figura dello stupido. Alle soglie della pubertà, egli ancora non sapeva cosa fosse quella strana attrazione che provava per la sua amica.
Proprio lei sperava di vedere quella notte; era una notte davvero stupenda e voleva che anche Miriam potesse ammirare con lui la bellezza del creato. Ma forse non sarebbe venuta. Mordechai sapeva bene che la famiglia della ragazza non era molto contenta che passasse il tempo a guardare le stelle con lui. Quindi si rassegnò ad ammirare da solo lo spettacolo; la costellazione di Chesil[4] era sempre ben visibile, con le sue grandi stelle luminosissime che Mordechai tanto amava. Non tardò ad accorgersi che una delle stelle stava dando luogo a un insolito prodigio; la sua luce sembrava smorzarsi per poi riavvampare di colpo fino a renderla la più luminosa di tutto il firmamento. Contò le stelle della costellazione per cercare di capire di quale si trattasse esattamente, ma qualcosa non tornava: ce n'era una in più. Ed era proprio quella a dar luogo allo spettacolare fenomeno. Mordechai fu preso da immensa gioia. Il grande e vero Dio aveva deciso di proseguire la sua creazione, regalando agli uomini una stella così luminosa da potersi vedere perfino nelle notti più buie; e a lui, l'umile figlio di un pastore, era stato concesso il privilegio di assistere per primo in tutto il villaggio a tale spettacolo. Pensò di chiamare i genitori, ma poi si dissuase dal farlo. Non sarebbero certo stati contenti di svegliarsi per osservare un fenomeno che per loro era insignificante. Allora gli dispiacque che non ci fosse Miriam ad assistere con lui a tanta bellezza.
Tornò a guardare la nuova stella, prima di andare a coricarsi, ma si accorse di un particolare che lo lasciò sconvolto: la stella si era spostata dalla sua posizione originaria! Restò a fissarla e notò che lo spostamento continuava, così come l'aumentare della luminosità. Con stupore crescente il ragazzo realizzò che la velocità con cui la stella si spostava aumentava anch'essa, fino a raggiungere un'andatura pazzesca.
Improvvisamente l'astro si fermò e si spense, per poi subito riaccendersi con una luce rossa intensa, come un fuoco. Dal rosso passò all'arancio e al giallo, fino a coprire tutta la gamma dei colori dell'arcobaleno. A Mordechai venne il dubbio di star assistendo a un trucco demoniaco. Quando la stella riprese a muoversi, ne ebbe paura; era chiaro che il corpo celeste stava andando verso di lui!
E tuttavia il ragazzo non riusciva a smettere di guardarla. Quando fu ormai vicinissima, la stella si spense di nuovo. Poi si riaccese, emettendo una luce bianca e fortissima, tanto da illuminare tutta la valle come se fosse giorno. Stranamente la luce non abbagliava; Mordechai se ne accorse poiché non riusciva più a chiudere le palpebre. Voleva fuggire, ma non riuscì a muovere neanche un muscolo; una forza misteriosa lo bloccava e non gli permetteva neppure di gridare. Si sentì sollevare da terra, e si librò lentamente verso l'astro luminoso fermo a poca distanza dal suolo, mentre i sensi lo abbandonavano...

Luca si ridestò stupito; si era addormentato come un sasso senza accorgersene!  
Il sole mattutino inondava la stanza, e la puzza riempiva l'aria come al solito. Guardò l'orologio e vide che erano le otto; se non ricordava male si era coricato alle quattro del pomeriggio precedente. La testa gli girava e andò in bagno a darsi una sciacquata. Guardandosi allo specchio sussultò nel vedere un rivolo di sangue colargli dal naso. Per un attimo ebbe una sensazione di deja-vu, come se in passato si fosse già risvegliato in quelle condizioni. Si tamponò il naso con del cotone, e pensò a cosa mettere sotto i denti per colazione. Di scrivere la lettera ora non se la sentiva proprio, anche perché non ricordava esattamente di cosa doveva scrivere. Ma poi per quale motivo doveva scrivere una lettera? Aveva proprio dimenticato, si ricordava solo che era qualcosa a proposito di un contenitore.
Ah si! Ora ricordava perfettamente. Ma perché non mandare una e-mail allora? Ci avrebbe pensato subito dopo la colazione.
Mangiò, gettò i rifiuti nel sacchetto e andò a buttarlo in un cestino all'esterno del palazzo, lungo la strada. Era una situazione insostenibile che non poteva andare avanti ancora, pertanto si mise di buona lena al computer per scrivere:

Gentile Amministratore,
vorrei segnalarle che nelle ultime due settimane nessuno è passato a ritirare l'immondizia nel cortile. Le faccio presente che per tutto il palazzo si sente una puzza infernale, provocata dai rifiuti in decomposizione. Inutile dirle quanto i condomini siano infastiditi da questa situazione; siamo costretti a gettare la spazzatura al di fuori del palazzo, dove viene ritirata regolarmente, non potendo certo aggiungerne altra a quella ammassata nel cortile. L'odore che si sprigiona da questa è tanto fastidioso da far impazzire!
Non le chiedo di rivelare dove avete nascosto il Santo Graal, ma solo di far sostituire i sacchi ogni settimana. Se non passa nessuno a cambiarli, fra poco per rimuovere la spazzatura saranno necessarie le tute antiradiazioni. Lo faccia presente agli illuminati che la controllano.
So bene che tutto questo fa parte del vostro complotto per impedirmi di scoprire la vera natura del Graal, ma non riuscirete a fermarmi, neppure con quei vostri dannati alieni che vengono a prendermi di notte per cancellarmi la memoria. Tanto dopo mi ritorna, sa? Infatti mi sono ricordato che dovevo scriverle e, come vede, l'ho fatto.
Cordiali saluti,
Luca Arnaud Mordechai

NOTA DELL’AUTORE

Prima che qualcuno ne prenda dei pezzi, spacciandoli per storie realmente avvenute, mi preme dire che questo racconto è, in tutte le sue parti, un mero prodotto di fantasia (la mia).



[1] - “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone” era il nome ufficiale dei Templari

[2] - Le commende templari erano terreni amministrati dall'ordine, da essi i cavalieri traevano profitto attraverso tasse e rendite agricole.

[3] - “Mago”, nell'antico Israele, era un termine usato per indicare i sacerdoti pagani, principalmente quelli babilonesi, famosi per praticare l'astrologia.

[4] - Nome ebraico della costellazione di Orione